2024: Cosa succede a Porto Alegre e nel Rio Grande do Sul?
Ciao amici.
Scrivo questo racconto per condividere ciò che sta accadendo a “casa mia”, la “città amata” dalla quale sono partito, Porto Alegre, nello Stato del Rio Grande do Sul in Brasile. Sarà un po’ lungo, ma spero di raccontare un po’ di ciò che non viene detto o mostrato qui in Italia.
Prima un po’ di informazioni generali: il Rio Grande do Sul (RS) è la quarta economia del Brasile, e conta circa 11 milioni di abitanti, con circa 1,4 milioni solo nella città di Porto Alegre (POA), la capitale. Lo stato produce(va) il 70% del riso consumato in Brasile, 8,5% della soia, e si distingue anche nell’allevamento del bestiame come terzo posto per polli e maiali, quarto produttore di uova e il quinto tra i produttori di latte. Chi non conosce la “carne Gaúcha”, come la Picanha? RS è anche uno Stato molto esteso, il suo territorio (282.000 km²) equivale quasi all’intero territorio italiano (302.000 Km²). Tenete in mente queste dimensioni per valutare quanto segue, che però non è la cosa più importante: i campi si ricoltivano, gli animali si allevano di nuovo, le case e i negozi si ricostruiscono. Ma le vite delle persone coinvolte, compresi miei cari amici e familiari, beh no, queste rimarranno con un segno indelebile. Ci sono state anche molte vittime, ancora molti dispersi e ancora municipi completamente sott’acqua dove non si sa cosa verrà ritrovato quando l’acqua si abbasserà. Ringrazio Dio che in famiglia e tra gli amici più cari nessuno ci ha perso la vita, ma i racconti dei soccorritori soprattutto nei municipi più interni sono scioccanti; non ho avuto il coraggio di proseguire su molti video. Le ricerche continuano anche di notte.
RS ha 497 municipi, e 414 sono stati impattati dagli allagamenti, vale a dire come immaginare l’83% delle città italiane sott’acqua nel giro di pochi giorni.
È facile capire che il Governo non ha avuto e non ha le minime condizioni di affrontare questa tragedia. Infatti mancano barche e mezzi per salvare le persone ancora isolate senza luce, senza acqua e probabilmente ora senza telefono da giorni in posti più remoti, mancano attrezzature per riparare ponti e strade che bloccano e isolano intere città di migliaia di abitanti e che per questo non vengono riforniti da giorni. Al 5/5/24 c’erano 839 mila abitazioni senza acqua e 421 mila senza luce.
È un racconto drammatico, che non avrei mai immaginato dover scrivere perché “siamo abituati alla pioggia tropicale”; di fatto non è la prima volta che i fiumi esondano e che il Guaíba si alza. Il Guaíba ha un livello di allerta a 2.5 metri e una quota di inondazione a 3 metri. Al momento il suo picco è stato di 5.33 metri.

Ma il Guaíba non è un piccolo lago, ha 496 km² (Lago di Garda, il maggiore lago italiano ha una superficie di 370 km²) e sbocca nella Lagoa dos Patos (ancora più grande 10.144 km²) che a sua volta si riversa sull’Oceano Atlantico purtroppo tramite uno stretto canale con 2km di larghezza e 12m di profondità, troppo poco per far defluire tutta l’acqua che i fiumi esondati hanno riversato sul Guaíba e che allagano Porto Alegre e dintorni dopo aver devastato le città sulle valli vicine. Per avere un’idea del volume di acqua intrappolata, a Lajeado nella Vale do Taquari, c’è un ponte alto 34 metri che attraversa il fiume; questo ponte è stato completamente sommerso dall’inondazione.

Trovo inutile e non è mio obiettivo ora parlare di come molte città (ma non tutte) siano state costruite in zone a rischio, così come molte (ma non tutte) non erano preparate dopo alluvioni pregresse… POA stessa è protetta da un muro che costeggia il porto (alto 3 metri e profondo altri 3) e un sistema di dighe, pompe e cancelli che purtroppo ha salvato la città solo nei primi giorni.
L’acqua l’ha comunque superato (anche in altezza) e invaso la mia città. Ha invaso l’aeroporto internazionale, che prima degli eventi registrava un traffico di 8.2 milioni di passeggeri all’anno, ha invaso la mia scuola, ha invaso il posto dove lavoravo, lo stadio della mia squadra. Posti in cui immaginare che ciò potesse accadere era impossibile! Ora occorrerà ripensare tutto.
Bene, questo è, in molta sintesi, quanto avvenuto dall’inizio delle piogge il 27/4 intensificandosi fino a inizio maggio con la devastazione di molte città e l’arrivo dell’acqua a Porto Alegre dal 2 maggio 2024 fino ad oggi (9 maggio), con una previsione di altri 10 giorni circa sott’acqua. Nel 1941 ci sono voluti 32 giorni per far defluire tutta l’acqua e il Guaiba era 66cm più basso.
Ora come sapete io non abito più a Porto Alegre dal 2004, per cui quanto ora vi racconto in merito al clima emotivo è quanto sento da amici e parenti, tutt’ora lì. Alcuni senza una casa e altri sani e salvi ma in condizioni abbastanza complicate per chi era abituato a “una vita normale” (immaginiamoci 5-10 giorni con le strade sotto case sommerse da metri di acqua, alcune zone senza luce, altre anche senza acqua). Molte case nei quartieri sommersi sono state fatte in legno, ora distrutte oppure con acqua fino al soffitto ed oltre. Senza parlare dell’emergenza sanitaria che è già presente (era in corso una epidemia di Dengue) e che potrà solo peggiorare con l’acqua sporca e ferma praticamente ovunque.
Mio amico di infanzia, mio migliore amico, Pedro, ha la casa dei genitori in uno di questi quartieri, Sarandi, che conta da solo 91.000 abitanti. Ho mandato a diversi amici le informazioni per aiutarlo, se vuoi contribuire anche tu chiedimi, 1 euro equivalgono a circa 5 reais quindi ogni contributo per quanto piccolo aiuta molto a rimettersi in piedi. È impressionante vedere come un intero quartiere sparisce dalla mappa.
La casa di mia Nonna (nel municipio di Relvado a circa 200km da POA) è stata miracolosamente risparmiata dalla devastazione del fiume che passa dietro casa, rimanendo “soltanto” con il seminterrato pieno d’acqua e allagata di una decina di centimetri sul primo piano. La città non ha avuto la stessa fortuna. E questo non è niente rispetto alle scene che si trovano nei municipi più interni.

C’è solo una cosa che tutti raccontano, senza eccezione, e che porta speranza: la solidarietà e l’amore del popolo Gaúcho verso i propri concittadini. In mezzo ai ritardi e all’assenza completa dello Stato (non perché non sia presente con tutte le forze dell’ordine, compreso esercito, ma come dicevo per l’estensione territoriale è pressoché impossibile farlo), su internet fioccano video di soccorritori improvvisati sui propri mezzi, barche, jet ski, elicotteri (un imprenditore da solo ha già soccorso oltre 1000 persone), catene umane per salvare persone intrappolate, influencer a completa disposizione della città trainando donazioni di medicamenti e acqua potabile, centinaia se non migliaia di volontari nei centri di accoglienza.
Donazioni locali che arrivano e alleviano la pressione. Il governo ha promesso aiuti senza precedenti per affrontare la crisi e ricostruire, ma per questo ci vorrà del tempo, e nel frattempo è il popolo Gaúcho che si sta sostenendo a vicenda, ma questo popolo bisogna urgentemente ricevere aiuti più concreti e più strutturati. Ci sono sicuramente molte altre informazioni e racconti che potrei integrare, ma se navigate sui social partendo dai link che ho inserito troverete altri video e racconti del posto.
Per ora, noi da qui, possiamo solo pregare a Dio che la natura dia una tregua, che chi è disperso venga trovato ancora in vita, e che le persone direttamente impattate possano superare questo dolore, anche se non potranno mai dimenticarlo.
Nota informatica: come professionista IT, non ho potuto fare a meno di stupirmi sulla quantità e la velocità con cui sono comparse vere e proprie applicazioni per trasmettere e tracciare in tempo reale le richieste di soccorso, la ricerca dei dispersi e la posizione di chi si è salvato o è scappato.



